Disturbi specifici dell'apprendimento e disturbo da attenzione e iperattività

Con l’ingresso nella scuola primaria possono rendersi evidenti alcune difficoltà rimaste fino ad allora “latenti”: gli adulti intorno al bambino (genitori, insegnanti, tutor) possono notare difficoltà

nell’automatizzazione della lettura (lettura lenta o scorretta), errori di scrittura o nel calcolo, facile distraibilità, difficoltà a prestare attenzione alle spiegazioni dell’insegnante, a stare seduto al banco o a rispettare il turno di parola.

Quando le difficoltà riguardano gli apprendimenti scolastici si parla di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) (link all’articolo/pagina) – dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia – mentre ci si riferisce al Disturbo da Attenzione e Iperattività (ADHD) quando si evidenziano difficoltà attentive e del controllo degli impulsi e iperattività.  

Questi disturbi possono presentarsi insieme o separatamente ma in entrambi i casi, se non adeguatamente riconosciuti, possono rappresentare un ostacolo al conseguimento degli obiettivi personali e scolastici, comportare disagio e sofferenza emotiva al bambino e l’insorgere di emozioni negative nelle persone che li circondano.

Non è inusuale infatti che bambini con queste difficoltà (prima di essere certificati) abbiano prestazioni scolastiche peggiori rispetto a quelle dei loro compagni e vengano classificati, da insegnanti e genitori, come “svogliati”, “cattivi studenti”, “distratti”, “maleducati”, “indisciplinati” o “impulsivi”. Allo stesso modo i genitori e gli insegnanti si sentono frustrati, amareggiati o arrabbiati perché, nonostante gli sforzi e le punizioni, la performance scolastica non migliora e il comportamento del bambino rimane, inspiegabilmente, di difficile gestione.

Una diagnosi precoce può determinare una riduzione del disagio sperimentato dal bambino e dagli attori coinvolti nel suo percorso di crescita e fornirgli gli strumenti per uno sviluppo, psico-emotivo e scolastico, sereno e motivante.

Per entrambi i disturbi, la diagnosi viene svolta mediante l’uso del colloquio clinico, con il bambino, gli insegnanti e i genitori; di strumenti standardizzati volti ad indagare le abilità scolastiche e cognitive alla base degli apprendimenti e del comportamento problematico; e questionari autovalutativi.

Dopo aver terminato l’iter diagnostico il bambino potrà accedere all’uso di strumenti che agevolano il processo di apprendimento e la permanenza in classe (strumenti compensativi, misure dispensative), acquisire un metodo di studio più affine alle proprie abilità e intraprendere un percorso mirato ad accrescere le competenze cognitive alla base degli apprendimenti (potenziamento cognitivo). In modo analogo i genitori potranno ricevere un aiuto mirato allo sviluppo di competenze volte a gestire al meglio i comportamenti-problema (parental traininig e strategie comportamentali). 

Tutto ciò ha come finalità ultima quella di incrementare il benessere del bambino in ambito familiare e scolastico, tutelarne l’autostima e l’autoefficacia, e favorirne il successo scolastico.

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